lib961-PE-1700-4- Puntata ReMagi pt7

PE-1700-4
 
PE-n1715-ReMagi-Milano.mm - Il brano descrive la storia della presunta moneta dei Magi venerata a Milano, in particolare nella Basilica di Sant'Eustorgio,
 
PE-n1716-ReMagi-Milano.mm - Sant'Estorgio e la venerazione dei milanesi per i tre remagi.
 
PE-n1717-ReMagi-Milano.mm - Paolo Morigia è identificato nelle fonti come uno storico milanese.
 
PE-n1722-ReMagi-Milano.mm - Una moneta speciale custodita per secoli nella Basilica di Santeustorgio.
 
PE-n1726-ReMagi-Milano.mm - la storia affascinante e complessa di una moneta conservata per secoli nella Basilica di Sant'Eustorgio a Milano,
 
 
 
 
 
PE-n1701-Eustorgio7.mp3 - originale proprio della puntata 7
 
 
 
PE-n1715-ReMagi-Milano.mm - Il brano descrive la storia della presunta moneta dei Magi venerata a Milano, in particolare nella Basilica di Sant'Eustorgio,
 
Il brano descrive la storia della presunta moneta dei Magi venerata a Milano, in particolare nella Basilica di Sant'Eustorgio, e la profonda devozione dei milanesi verso i Re Magi. Questa moneta, che si credeva fosse giunta direttamente da Costantinopoli con le spoglie dei re, era esposta sull'altare maggiore come un tesoro di valore inestimabile, nonostante le controversie sulla sua autenticità, dato che risaliva all'epoca dell'imperatore Zenone (430-490 d.C.). Lo storico Paolo Morigia stesso si contraddisse sulla sua natura; per giustificarne la venerazione, si rispose ai critici che l'oro proveniva dalla fusione di una delle trenta monete donate dal re Melchiorre. Infine, per contrastare la superstizione, la moneta fu fusa e trasformata in una medaglia che raffigurava l'anagramma di Cristo e l'adorazione dei Magi, continuando a essere esposta il giorno dell'Epifania per la devozione popolare.
 
 
PE-n1716-ReMagi-Milano.mm - Sant'Estorgio e la venerazione dei milanesi per i tre remagi.
 
Sant'Estorgio e la venerazione dei milanesi per i tre remagi. A Milano la moneta dei magi si dicevo fosse qui pervenuta direttamente da Costantinopoli insieme alle spoglie dei re. Lo storico milanese Paolo Morigia, trattando in diverse sue pubblicazioni di questo medesimo argomento, si contraddice e talvolta parla di varie monete, tra l'altra invece di una moneta sola, come fa nel suo santuario della città e diocesi di Milano, edito a Milano nel 1603, dove dice si vede ancora uno di quei denari d'oro che offerso santi a re Gesù bambino nostro signore. La moneta in questione veniva esposta sulla tare maggiore della bas di Santo Austorgio e in una grandeca che conteneva le pochissime relique de tre re sfuggite a suo tempo al furto del Barbarossa. Inutile dire come, vera o falsa che fosse, la monesta veniva guardata come si guarda a un tesoro di valore inestimabile. In realtà la moneta milanese era del tempo dell'imperatore Zenone, 430-490. Quindi datava più di 400 anni dalla nascita di Cristo. A chi contestava la sua autenticità come il dono dei magi, veniva risposto che era stata cognata fondendo l'oro di una delle 30 monete donate da re Melchiorre e altri scrissero invece che fosse stata cognata utilizzando una piccola parte di uno dei vari oggetti di di oro portato dai maggi a Betlemme per toglierla alla superstizione fedeli, come scrisse Carlo Romussi nel 1913 e la moneta venne fusa un'ennesima volta e con quell'oro se ne fece una medaglia che da un lato portava l'anagramma di Cristo e dall'altro la scena dell'adorazione dei magi. Ancora nella prima metà del giorno dell'Epifania la medaglia veniva esposta per essere ammirata da tutti coloro che accorrevano alla Basilica di Santo Austorgio per le funzioni sacre e per ritirare il tradizionale incenso benedetto.
 
 
PE-n1717-ReMagi-Milano.mm - Paolo Morigia è identificato nelle fonti come uno storico milanese.
 
Paolo Morigia è identificato nelle fonti come uno storico milanese.
Egli si occupò ampiamente dell'argomento relativo a Sant'Eustorgio e alla venerazione dei milanesi per i tre Re Magi. Nelle sue trattazioni su questo medesimo argomento, presenti in diverse sue pubblicazioni, Morigia è noto per essersi contraddetto.
In particolare, riguardo alla "moneta dei magi" (che si diceva fosse pervenuta a Milano direttamente da Costantinopoli insieme alle spoglie dei re), Morigia talvolta parla di varie monete, mentre altre volte menziona una moneta sola.
Un esempio in cui tratta di una singola moneta si trova nella sua opera, il Santuario della città e diocesi di Milano, che fu edito a Milano nel 1603. In questo testo, Paolo Morigia afferma che si vedeva ancora uno di quei denari d'oro che i santi re offersero a Gesù bambino nostro signore.
(Nota contestuale: La fonte specifica che la moneta milanese in questione veniva esposta sulla torre maggiore della Basilica di Sant'Eustorgio ed era in realtà risalente all'epoca dell'imperatore Zenone, 430-490, datando quindi più di 400 anni dopo la nascita di Cristo, anche se veniva considerata un tesoro di valore inestimabile dai fedeli.)
 
PE-n1718-ReMagi-Milano.mm - Autenticità moneta. -La discussione sull'autenticità della moneta dei Magi è un punto centrale nella storia della venerazione milanese per i Re Magi.
 
Questa moneta, che si riteneva fosse giunta a Milano direttamente da Costantinopoli insieme alle spoglie dei re, veniva esposta sulla torre maggiore (tare maggiore) della Basilica di Sant'Eustorgio. Era conservata in una teca che conteneva anche le pochissime reliquie dei tre re sfuggite al furto del Barbarossa.
Contraddizioni Storiche e Fede: Lo storico milanese Paolo Morigia trattò diffusamente di questo argomento in diverse sue pubblicazioni, arrivando talvolta a contraddirsi, parlando in alcuni casi di varie monete e in altri di una moneta sola. Nel suo Santuario della città e diocesi di Milano (edito a Milano nel 1603), Morigia affermò che si vedeva ancora uno di quei denari d'oro che i santi re offersero a Gesù bambino nostro signore.
Indipendentemente dal fatto che fosse vera o falsa, la moneta veniva guardata come si guarda a un tesoro di valore inestimabile dai fedeli.
La Reale Datazione e la Contestazione: Nonostante la diffusa credenza, in realtà la moneta milanese era del tempo dell'imperatore Zenone (430-490). Di conseguenza, essa datava più di 400 anni dopo la nascita di Cristo.
Difesa dell'Autenticità Contestata: A coloro che contestavano la sua autenticità come il dono effettivo dei Magi, venivano fornite delle spiegazioni che ne giustificassero l'origine sacra:
1. Si rispondeva che era stata coniata fondendo l'oro di una delle 30 monete donate da re Melchiorre.
2. Altri scrissero che fosse stata coniata utilizzando una piccola parte di uno dei vari oggetti d'oro portato dai Magi a Betlemme.
La Trasformazione Finale della Moneta: Nel 1913, per toglierla alla superstizione dei fedeli, come scrisse Carlo Romussi, la moneta venne fusa un'ennesima volta. Con l'oro ricavato, se ne fece una medaglia. Questa medaglia portava:
• Su un lato, l'anagramma di Cristo.
• Sull'altro lato, la scena dell'adorazione dei magi.
Ancora nella prima metà del giorno dell'Epifania, questa medaglia veniva esposta per essere ammirata da tutti coloro che accorrevano alla Basilica di Sant'Eustorgio per le funzioni sacre e per ritirare il tradizionale incenso benedetto.
 
 
PE-n1726-ReMagi-Milano.mm - la storia affascinante e complessa di una moneta conservata per secoli nella Basilica di Sant'Eustorgio a Milano,
 
Il testo esplora la storia affascinante e complessa di una moneta conservata per secoli nella Basilica di Sant'Eustorgio a Milano, un luogo fondamentale per il culto delle reliquie dei Magi. Inizialmente ritenuta uno dei doni originali portati a Gesù Bambino, la moneta divenne un potente catalizzatore di fede e identità locale, amplificando il legame tra Milano e l'Epifania. Tuttavia, la sua storia si complicò quando analisi successive la datarono all'epoca dell'imperatore bizantino Zenone (V secolo d.C.), smentendo l'idea del dono originale; di fronte a questa discrepanza, la tradizione si adattò attraverso nuove narrazioni che sostenevano che l'oro della moneta fosse ricavato dalla fusione dei doni originali dei Magi. Infine, nel 1913, per sottrarla alla "superstizione," la moneta fu fusa e trasformata in una medaglia commemorativa, mantenendo vivo il legame sacro attraverso il medesimo materiale storico, dimostrando l'incredibile resilienza della devozione popolare di fronte alle prove storiche.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
PE-n1722-ReMagi-Milano.mm - Una moneta speciale custodita per secoli nella Basilica di Santeustorgio.
 
Benvenuti al nostro appuntamento. Oggi ehm ci addentriamo in una vicenda milanese davvero affascinante. Parla dei remagi, ma soprattutto di un oggetto, diciamo, carico di mistero. Una moneta.
Una moneta speciale custodita per secoli nella Basilica di Santeustorgio.
 
Esattamente. E per questa esplorazione ci basiamo su estratti da la moneta dei magi a Milano. Santeustorgio, per chi magari non lo collega subito, è un luogo chiave a Milano. legatissimo alle reliquie dei magi.
 
Sì, o meglio a quello che insomma è rimasto di quelle reliquie dopo certi eventi storici un po' burrascosi.
 
Eh già come il famoso saccheggio del Barbar Rossa nel X secolo che ne ha disperso gran parte.
 
Esatto.
 
Ed è qui che la storia si fa interessante, direi quasi suggestiva. Si era diffusa questa credenza popolare forte, no? Che una specifica moneta d'oro
 
mh
 
fosse uno dei doni portati dai magi a Gesù bambino e che fosse arrivato a Milano, insieme alle spoglie dei re, direttamente da Costantinopoli, una narrazione potente.
 
Immagina Laura sacra attorno a un pezzo del genere.
 
E certo, questo è un punto cruciale. La devozione milanese per i magi è sempre stata fortissima e Santostorgone era beh, l'epicentro. Il fatto che custodisse le reliquie, anche se poche, dopo il furto, beh, questo rendeva quei resti ancora più preziosi.
 
Certo.
 
E aggiungere una moneta ritenuta parte del dono originale, capisci bene che amplificava enormemente questo legame tra la città, la basilica, l'Epifania stessa. E poi c'è questo storico Paolo Morigia che sembra un po' incerto, quasi contraddittorio nei suoi scritti.
 
Ah, sì. In che senso?
 
Beh, a volte parla di più monete, altre volte invece è molto specifico. Nel suo santuario della città è Diocesi di Milano, quello del 1603.
 
Mh. Mm. Era lì, sull'altare maggiore, dentro una grande teca, insieme a quelle poche relique dei magi che erano sfuggite al Barba Rossa. E il punto chiale, come dice la fonte, è che il suo valore andava oltre l'autenticità storica, vera o falsa che fosse.
 
Capisco.
 
Era vista come un tesoro inestimabile, un collegamento diretto tangibile con Betlemme.
 
Una narrazione fortissima questa dell'arrivo da Costantinopoli. Mette quasi i brividi, no? Pensare a un orietto così piccolo caricato di tanto significato.
 
Assolutamente. È proprio l'intreccio tra reliquie e moneta a creare questo. Questo corpus sacro unico, si potenziavano a vicenda e Morigia, anche con la sua oscillazione tra una o più monete, ci dà una fotografia preziosa. Ci dice che all'inizio del 6ic la credenza era già molto molto viva.
 
Però, come capita spesso quando la devozione si scontra con la storia, ehm, le cose si complicano un po'.
 
Ahia! Immagino si parli della datazione.
 
Esatto. La datazione della moneta ha riservato qualche sorpresa, diciamo, mettendo in crisi la leggenda originale.
 
Ecco qui la faccenda si fa ancora più interessante. La fonte dice che analisi successive hanno stabilito che la moneta, beh, non poteva essere dell'epoca di Cristo.
 
E di quando era allora?
 
Apparteneva al periodo dell'imperatore bizantino Zenone che regnò tra il 474 e il 491 D.Cr. Dopo Cristo? Aspetta. 474-491.
 
Eh sì.
 
Ma allora parliamo di più di 400 anni dopo la nascita di Gesù.
 
Esattamente. Oltre quattro secoli di differenza.
 
Caspita, un salto temporale enorme che fa proprio a pugni con l'idea del dono originale dei magi. Vien da chiedersi come l'hanno presa i fedeli, la Chiesa, come si conciliava una cosa del genere?
 
Bella domanda. Qui entriamo nel vivo del rapporto tra fede, tradizione e, diciamo, i fatti storici. Di fronte a una discrepanza così così evidente o magari a contestazioni basate su queste scoperte, che succede? Crolla tutto?
 
Immagino di no. Al Altrimenti non ne parleremo.
 
Eh, non necessariamente. Spesso si attiva un meccanismo di, come dire, adattamento narrativo.
 
Adattamento narrativo. Cioè, si sono inventate delle storie per far tornare i conti. Sembra un po' un'arrampicata sugli specchi, scusami. Eh, beh, in un certo senso sì, ma è un fenomeno molto umano, molto comune. Quando una credenza è radicata, importante per una comunità, certo, si cercano modi per preservarla anche di fronte a prove che sembrano contraddirla. E infatti le fonti ci parlano di almeno due spiegazioni alternative che circolavano per salvare il legame sacro della moneta con i magi, pur, diciamo, riconoscendo implicitamente che era più tarda.
 
Ah, sono curiosa, qual era la prima?
 
La prima era ingegnosa, diceva che la moneta dell'epoca di Zenone, sì, ok, non era direttamente una di quelle donate dai magi, ma sarebbe stata coniata dopo, usando però l'oro fuso proveniente da una delle 30 monete d'oro che, secondo la tradizione Remil Chiorre aveva portato.
 
Ah, ho capito. Quindi la forma era tarda, ma la materia Prima l'oro era quello originale, l'oro stesso era la reliquia, in pratica.
 
Esatto. È colto il punto. Si sposta il legame dal contenitore, la forma della moneta, al contenuto, l'oro. E la seconda spiegazione com'era?
 
La seconda era simile, ma un po' diversa. Diceva che la moneta di Zenone era stata fatta usando non l'oro di una moneta intera, ma solo una piccola parte d'oro presa da uno dei vari oggetti preziosi.
 
Non per forza monete, quindi esatto, potevano essere coppe, gioielli. Insomma, uno degli altri doni d'oro portati dai magi. Anche qui si manteneva un legame materiale, anche se forse un po' più flebile, no?
Certo.
 
Tutte e due cercano disperatamente di tenere insieme la datazione storica e la tradizione sacra. È incredibile la flessibilità delle leggende pur di sopravvivere.
 
Proprio così. E queste spiegazioni non sono solo, come dire, pezze, sono finestre sulla mentalità dell'epoca. Ci mostrano la forza del desiderio di credere e la necessità di conciliare alla devozione con scoperte che potrebbero Invece di dire è falsa, si preferiva riinterpretarne la storia.
 
Esattamente. Si arricchiva la narrazione di nuovi passaggi per preservarne lo stato speciale, una resilienza notevole della tradizione, una resilienza che però non ha impedito altre trasformazioni. La fonte ci porta molto più avanti. Siamo nel 1913 e cita un certo Carlo Rumussi. Che succede a quel punto?
 
Eh sì, siamo ormai nel 20o secolo e secondo Rumussi si prese una decisione piuttosto drastica. La motivazione riportata da lui fu quella di sottrarre la moneta alla superstizione dei fedeli.
 
Alla superstizione?
 
Sì. Questo fa pensare che nonostante le spiegazioni più raffinate che abbiamo detto,
 
certo,
 
una venerazione per l'oggetto fisico in sé fosse ancora molto molto intensa, forse vista con un certo sospetto o ritenuta eccessiva dalle gerarchie ecclesiastiche di allora.
 
Sottrarla alla superstitizione è una motivazione un po' particolare, non trovi? Quasi una sfiducia nella fede popolare e quindi che le hanno fatto concretamente?
 
È una lettura possibile. Sì, la soluzione fu radicale. La moneta venne fusa.
 
Fusa.
 
Fusa. Un'altra metamorfosi per questo oggetto. Si chiudeva così un capitolo, quello della moneta fisica legata direttamente o indirettamente ai magi.
 
Fusa dopo secoli di venerazione. Mamma mia. E l'oro che fine ha fatto? Perso, messo via?
 
No, no, tutt'altro. L'oro non andò disperso. fu subito riutilizzato, quasi a voler trasferire la sacralità in una nuova forma, magari ritenuta più adatta. Ecco, con quell'oro si crea una medaglia commemorativa.
 
Una medaglia?
 
Sì. Da un lato c'era un simbolo cristiano antico, il cristogramma l'iks o il kir, sai?
 
Sì, sì. Il simbolo di Cristo.
 
Esatto. E sull'altro lato la scena classica dell'adorazione dei magi.
 
Incredibile. Quindi non una fine, ma proprio una trasformazione. Hanno preso un oggetto che era diciamo problematico storicamente -e l'hanno sostituito con un simbolo chiaramente devozionale, ma fatto con lo stesso materiale carico di storia. La venerazione ha trovato un'altra strada.
 
Hai riassunto perfettamente. La funzione di culto è stata preservata, ma incanalata in modo diverso. La medaglia divenne la nuova protagonista e le fonti confermano che, almeno fino alla prima metà del questa medaglia continuava a essere esposta.
 
E quando? Sempre all'Epifania, immagino.
 
Ma certo, la mattina del giorno dell'Epifania. I milanesi, i pellegrini che andavano a Santustorgio per le messe per prendere l'incenso benedetto, potevano vedere questa medaglia, l'erede diretta della moneta dei Magi.
 
Un percorso pazzesco, davvero tortuoso e affascinante, dalla presunta moneta d'oro di Costantinopoli, testimone dei doni, alla scoperta della sua vera età, alle storie inventate per giustificarla, fino alla fusione e alla rinascita come medaglia devozionale nel 9, ma sempre lì a Santeustorgio per l'Epifania.
 
Esatto. Tutta la vicenda è uno spaccato incredibile di come un oggetto fisico possa diventare un catalizzatore potentissimo di fede, di leggenda, di identità locale. La storia della moneta di Santeustorgio illumina questa tensione, a volte creativa, a volte conflittuale, tra la devozione popolare che cerca il contatto fisico col sacro, certo, e le prove, le contestazioni che emergono dalla ricerca storica e allo stesso tempo però dimostra una capacità sbalorditiva delle tradizioni di adattarsi, di trasformarsi pur di non morire. Il nucleo del significato, il legame con i magi, l'epifania è rimasto anche se l'oggetto materiale è cambiato radicalmente volto.
 
Hai centrato il punto. Assistiamo proprio a un'evoluzione della venerazione. Da un culto forse più legato all'autenticità materiale, alla reliquia, si passa a un culto più simbolico, commemorativo, legato alla medaglia e rivela anche quel bisogno molto umano di trovare un equilibrio, una sintesi tra ciò in cui si crede e ciò che la storia sembra dirci.
 
La fusione, la medaglia potrebbero essere lette proprio così, no? Come un tentativo forse riuscito di risolvere questa tensione.
 
Sì. Traghettando la devozione in una forma nuova, accettabile per quel tempo.
 
Questa incredibile storia di trasformazione da moneta a medaglia, mantenendo viva la devozione per secoli, solleva domande profonde, vero?
 
Eh, certo. Ci porta a chiederci cosa impariamo da tutto questo, sulla tenacia delle leggende, ad esempio, e su quel bisogno forse universale di ancorare la fede, il passato, a oggetti concreti che possiamo vedere quasi toccare.
 
Sì.
 
E pone una domanda ancora più sottile, forse fino a che punto siamo disposti a reinterpretare, adattare, persino a trasformare fisicamente questi oggetti e le loro storie quando la storia documentata si mescola così fittamente col mito, con la tradizione e con quell'insopprim di credere.
 
Già.
 
La storia della moneta di Santeustorgio, beh, non dà risposte facili, ma ci lascia con questa riflessione affascinante sul nostro rapporto complesso con il passato e con il sacro.